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G. Casalino e la teosofia platonica secondo Hegel ed Evola
di Luca Valentini - 26/06/2018
 

Per le Edizioni Arya di Genova (per ordini: arya@oicl.it) da qualche mese è disponibile l’ultima fatica editoriale dell’amico Giandomenico Casalino – Hegel, Evola e la conoscenza del Divino. Studi sulla teosofia platonico-ermetica -  che, continuando i suoi studi su Hegel, ha saputo magistralmente interpolare l’esegesi del filosofo tedesco con quella di Julius Evola e soprattutto con la conoscenza dell’immensa tradizione sapienziale dell’evo antico. Il testo in questione, infatti, ripercorre il fiume carsico, anche nelle diverse e non sempre facili trame della dottrina ermetico-alchimica, di una fenomenologia del Sacro che tende alla riscoperta dell’essenzialità dell’anima, dell’Inizio, dell’irraggiamento e della realizzazione della stessa, quale percorso uroborico, di calibrata alternanza tra catabasi ed anabasi, che prospetta la consapevole acquisizione di un archetipo che,  manifestandosi vivamente, in sé, in sé ritrovandosi, con se stesso identificandosi, nello Spirito ritrova semplicemente il proprio fondamento:

“…alla Gnosi, e quindi al superamento della stessa dimensione umana in virtù dell’assimilazione al Divino, che è il fine dell’Opera Filosofica, inizia nell’Io,  a causa dell’Io, si sviluppa e si muove dall’Io medesimo verso l’altro, il non – Io, che non è più il Dio cristiano, ma l’aggregazione delle cose e dei pensieri, dei desideri e delle volontà di cui l’Io, essendone signore, deve appropriarsi, deve possedere…“ (p. 12).

L’autore, riferendosi ad Hegel ed a Evola, intellettualmente esplicita acutamente quel  “circolo ermeneutico”,  che dai primordi, fino a noi, giunge come essenza radicale ed ontologica della grande tradizione spirituale e filosofica d’Europa, uno Spirito Unitario, senza le lacerazioni tipiche del mondo asiatico o cristiane o le loro assolutizzazioni monistiche. Viene rievocata l’organica Unità della Molteplicità, tramite la via classica dell’ascesi filosofica, quale introspettiva mentale che si pone alla vera ricerca del Sé occultato, ma sempre presente in noi stessi:

Se Apollo è la Mente sovrana, è il Sé impassibile, potente ma in atto da sempre, Invisibile ad occhio fisico, Egli, proprio nello specchiarsi nel Mondo, che è il Divenire, immagine mobile dell’Eterno, come insegna Platone, vi vede la sua Immagine, il Sé visibile…“ (p. 68).

Nei diversi capitoli che scorrono, il rapporto dell’idea hegeliana si intreccia in modalità dinamica con la visione del mondo evoliana, quale sintesi delle opposizioni polari della storia e della ragione, quale piano sovramondano, in cui una sana dialettica interessa l’uomo spiritualmente indoeuropeo, perché egli si pone in Origine rispetto a tutto il corso della sua umana esistenza, seguendo la pratica trasfigurante del omòiosis theò, cioè della divinizzazione dell’umano, dell’identificazione del Sacro che pervade egualmente l’Uomo ed il Mondo ovvero il Rito Filosofico Interiore.

Tramite il linguaggio della filosofia, senza concedere spazio alla razionalizzazione dell’assunto, senza cerebralizzazione delle Idee ivi contenute, il Casalino ha il pregio di non scadere nell’interpretazione analitica o nella mera raccolta o catalogazione di eventi storici o di aderire a sovrastrutture astratte, ma esplicitando una propensione al Sacro assolutamente diversa, assolutamente di natura sapienziale, che recepisce il Divino nella Natura, negli Astri e nel Mondo, ma a se stesso impone la propria Volontà Vivente, che è in accordo con quella degli Dei, non in sottomissione con essi.

Non potevano mancare, inoltre, delle necessarie precisazioni sulla “Metafisica della Romanità”, in cui, il noto giurista e filosofo leccese, accoglie totalmente l’insegnamento evoliano, interpretando il senso profondo della Città Eterna come esplicitazione profonda di una realizzazione altamente interiore, respingendo le stantie interpretazioni cerimonaliste, le derive dogmatiche e religiose, acquisendo  tutta la portata e la valenza giuridico-religiosa delle istituzioni romane, contemplando il Ius come esplicitazione nel divenire del Fas, cioè come dispiegamento ontologico e cosmologico della presenza unitaria dell’Essere nella manifestazione. E’ il concepire la Romanità contemporaneamente sub specie interioritatis e sub specie aeternitatis, come rinnovamento perenne di un patto sacrale coi Numi della stirpe:

Il compito dei veri tradizionalisti romani, a questo punto, è nello stesso tempo immane e semplice: immane poiché è necessario negare radicalmente questa finzione che sta alla base della deformazione culturale dell’Occidente, essendo d’altronde causa medesima della sua rovina; semplice, dal momento che, per colui che vive nello Spirito la Tradizione Classica, quelle lettere, ad onta della pretesa galilea, lungi dall’essere morte, sono Parole Viventi, aventi la forza di aprire gli occhi della mente, permettendo la visione di un Mondo che non è passato, bensì Eterno!” (p. 109).

Nel testo ritroviamo tutto quel furor che l’Autore ha evocato in tutti i suoi precedenti libri, il quale permette di intuire quel Sapere che tramite i riferimenti alle civiltà arcaiche, alla filosofia ermetica di Hegel e di Evola, aprano prospettive di comprensione che siano necessariamente interiori, spirituali, al quanto lontani dalle confuse e diffuse concezioni museali ed archeologiche o sistematiche, che oggi spesso circolano ed avanzano circa l’antichità o nella filosofia moderna. E’ un saggio, pertanto, questo di Giandomenico Casalino, che consigliamo vivamente a coloro che siano disposti a superare gli schematismi pur propedeutici della cultura e dell’erudizione.