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La Conoscenza suprema

Pensiero di Tradizione e panlogismo

di Giovanni Sessa

A Giandomenico Casalino, noto studioso di cose tradizionali, va ascritto il merito di aver tentato un confronto, teoreticamente complesso e articolato, tra la corrente di pensiero che si è soliti definire tradizionalismo integrale e la filosofia idealista tedesca, in particolare nella sua declinazione hegeliana e panlogista. Lo studioso non è nuovo a quest’impresa, infatti, negli anni scorsi, ha prodotto un serie di saggi  e di interventi tenuti in Convegni di studio, mirati a dimostrare la prossimità tra le correnti di pensiero in questione e la pertinenza della comparazione stessa. Ora, il precedente lavoro preparatorio, ha trovato compiutezza in una recente pubblicazione, La Conoscenza suprema. Essere la concretezza luminosa dell’Idea, pubblicata per i tipi di Arŷa edizioni di Genova (per ordini: arya@oicl.it; 010/6442695).
Correttamente, a nostro giudizio, nella prefazione Luca Valentini rileva che il cuore vitale delle riflessioni di Casalino, può essere espresso in termini mitici. Athena, quale simbolo del Pensiero Divino e logos ordinatore del reale è, in fondo, l’oggetto dell’esegesi compiuta dall’autore. Come Apollo, tale potestas divina è estranea alla generazione, alla corruzione, alle transeunti metamorfosi della materialità, indifferente a nascita e morte. Per coglierne appieno significato e valenza gnoseologica ed ontologica, è indispensabile porsi oltre la dimensione dualista, costituente dall’interno il momento della Vorstellung, della rappresentazione. Ciò si realizza solo quando, ricorda Casalino, ci si lasci alle spalle la trappola del “due” (io-mondo), nella quale la realtà è colta nella scissione delle due polarità conoscitive, e, finalmente, si incontri il “tre”, equivalente dell’Uno   che tutto è. In questo caso, si vive la dimensione della Darstellung, della presentazione del Mondo a sé stesso, il che vuol dire del Sé a sé stesso. Nel Novecento, con un elevato grado di consapevolezza teoretica, il discepolo francese di Martin Heidegger, Jean Beaufret, parlerà del Mondo in termini di “fenomenologia della Presenza”. E’ esattamente in tale contesto che l’Io scopre la sua vera natura, il suo da sempre essere stato il Sé, in quanto l’Io, per dirla con Casalino: “…è solo un’immagine, che pertanto non è mai reale se non per illusione, per ignoranza…è necessario che il Sé guardi l’Io come sua immagine, il che vuol dire che l’Io deve prendere coscienza che è sempre stato solo e soltanto il Sé, il Mondo” (p. 16).
La differenza di prospettiva che distingue Vorstellung da Darstellung è radicale, ed è stata presentata e colta nelle opere dello stesso Hegel. Per la qual cosa, lo studioso salentino sostiene che il panlogismo manifesta essenzialmente una natura teosofico-iniziatica. Infatti, se il Sé è sguardo non più parziale (prospettiva dualista e rappresentativa), ma visione dell’Intero, dell’Essere, ne consegue che il Sé stesso si riflette nell’Intero, nell’occhio del Mondo, scoprendovisi come Soggetto Cosmico. E’ la polarità divina di Apollo che guarda se stessa riflessa nel Mondo come immagine temporale, Divenire, Dioniso. Quindi il Sé, il Pensiero-pensante, l’Intero è l’Invisibile come tale, visibile nel suo riflesso, il Mondo, esperito cioè sub specie di Pensiero-pensato. Detto in altri  termini, il Pensiero è il Sé invisibile, la Physis il Sé visibile.
Con il che si rende evidente il portato più significativo della polarità esistenziale e spirituale indoeuropea: “Tutto è manifesto e contiene, consiste nella complessità di invisibile e visibile; non vi è una Possibilità, anche remota, che si manifesti “qualcosa” che, allo stato attuale, è immanifestata, poiché il Tutto è Reale ed attuale e ciò che è non può non essere, mentre tutto ciò che può essere, già è da sempre” (p. 17). Il che esclude il rinvio ad “altri mondi” e determina, al medesimo tempo, il venir meno dell’atteggiamento soggettivista e antropocentrico della modernità, erede della concezione dell’uomo quale imago Dei, caratterizzante la visione ebraico-cristiana del mondo. Tale posizione pone di fronte, in chi se ne faccia latore, alla scoperta, cui allude anche Plotino, di due Vie che risultano essere, per l’uomo, radicalmente divergenti: il ritorno all’Uno o la discesa nell’informe. La malattia moderna, suggerisce Casalino, è la risultante dell’errore metafisico indotto dalla falsa conoscenza del Mondo. Quando la Physis viene esperita come Altro, come esterna all’Io,  essa è immagine ingannevole, mera illusione. Hegel, recuperando il sapere dell’Intero, non fece che riproporre al suo tempo le verità della stessa Tradizione Platonica, già riemersa nel periodo ellenistico e, successivamente, in età rinascimentale presentatasi come Tradizione Ermetica. Il sistema hegeliano è letto come una sorta di immenso lago, in cui confluirono le acque speculative e realizzative di tradizioni di pensiero che, a volte come fiumi carsici, in altri casi in alvei storicamente ben individuabili, hanno irrorato e vivificato la cultura europea per secoli. Quali precedenti significativi dell’hegelismo, l’autore individua lo spinozismo, affermante che il vero è la  Sostanza nella sua indivisibilità, mentre le sue determinazioni semplicemente appaiono, oppure la filosofia di Boehme, nella quale ogni dualismo gnoseologico-ontologico ha fine.
Da questa lettura dell’hegelismo, le cui conclusioni sono assonanti, a giudizio dell’autore, con i  risultati delle vie iniziatiche d’Occidente, discendono le seguenti conseguenze, analizzate in forza di una solida erudizione filosofica, nei capitoli in cui il libro si articola :1) La Logica è Cosmologia; 2) Il Vero è Risultato; 3) Il Vero è l’Essere-esistenza 4) il Vero è l’Uno-Tutto in sé cangiante; 5) l’Assoluto è da sempre e per sempre. A quest’ultimo tema, si lega la preziosa Appendice del volume, una relazione tenuta al Convegno di studi dedicato a Cavalcare la tigre di Julius Evola nel 2011, intitolata Cavalcare la tigre: archetipo dello stato superiore del pensiero.
L’originalità dell’esegesi che Casalino compie di quest’opera di Evola sta nel ritenerla espressione del più profondo stupore filosofico, colto di fronte alla scoperta del Sé, che certamente è capace di trasformare spiritualmente chi se ne faccia protagonista, in uomo differenziato. Questi riscopre così il tratto divino della propria natura. L’apollinismo-dionisiaco tematizzato dal filosofo tradizionalista nelle pagine del volume degli anni Sessanta, è l’esatta trasposizione di quanto le tradizioni sapienziali, ma anche il panlogismo hegeliano, avevano ribadito in merito alle relazioni Io-Sé-Mondo, Infatti: “Cavalcare la tigre presenta proprio l’esperienza del Sé come stato superiore del pensiero, della Mente” (p. 84).
Conclusivamente, ci sia consentito rilevare come il dato maggiormente caratterizzante questo studio di Casalino stia, a nostro giudizio, nella valorizzazione del sapere filosofico quale strumento essenziale per uscire dall’impasse spirituale della modernità. Più in particolare, l’autore ha, per certi aspetti, sottolineato la necessità di lasciarci alle spalle la logica oppositiva ed identitaria, in ciò in sintonia con le correnti più stimolanti del dibattito teoretico dei nostri giorni. Tra le altre, penso alla proposta di Andrea Emo, che sta costringendo gli studiosi ad una radicale revisione dei canoni storiografici adottati per l’esegesi della filosofia del Novecento, proprio in merito a questa particolare problematica. Certo, è bene ricordare, che altri interpreti, diversamente dall’autore, ritengono la filosofia della Coscienza-Mondo di Hegel una chiara espressione del soggettivismo moderno, incapace di recuperare, fino in fondo, la dimensione cosmica del pensiero pre-cristiano. Obiettivo questo, che troverà ben altro esito nell’opera di Heidegger e della sua Scuola.
In ogni caso, consigliamo vivamente la lettura de La Conoscenza suprema, perché il tema trattato è davvero stimolante per il pensiero di Tradizione e le argomentazioni dell’autore, supportate da significativa letteratura critica, meritano considerazione scientifica ed ampia circolazione. Ci  auguriamo, pertanto, che gli ambienti intellettuali interessati, producano un proficuo dibattito intorno a questa proposta ermeneutica, che non può essere ridotta nel breve spazio di una recensione.