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Made in Italy

0039
Dial
[Arya Edizioni 2012]

(a cura di Marco Poggio)

Nati dalle ceneri della bluegrass band genovese Bononia Grass, gli 0039 sembrano, con questa loro opera prima, portarne avanti il testimone. Un album Dial, dal titolo pi¨ che azzeccato vista la loro ragione sociale d'ispirazione telefonica, ottimamente prodotto e ancor meglio suonato, dove bluegrass, old time music e reminescenze country vengono miscelati con gusto e passione. Merito senza dubbio dell'abilitÓ tecnica dei singoli musicisti coinvolti, veri e propri virtuosi del loro strumento, i quali non hanno nulla da invidiare ai "colleghi" d'oltreoceano. Ennesimo punto a loro favore Ŕ poi la presenza di una manciata di brani autografi di pregevole fattura, segnale sia di una fervida vena compositiva, in questo caso quella di Paolo Ercoli, che di un'ottima conoscenza della musica tradizionale americana di matrice bianca. Tra questi spiccano le movimentate Gone for Good e Keep on Movin' On, una Cheatin' Kind in odore di swing, e lo struggente valzer venato di country di Lonesome for You, dove fa la sua comparsa anche il violino di Nicky Sanders. E proprio la presenza di quest'ultimo, insieme a quel del compagno negli Steep Canyon Rangers Mike Guggino, riduce ulteriormente la distanza fisico-musicale tra Italia e Stati Uniti, legittimando una volta di pi¨ l'internazionalitÓ del progetto. Tra gli ospiti fa poi la sua comparsa nientemeno che Andy Hall, leader degli Infamous Stringduster, che porta in dote un brano autografo, il ritmato strumentale Hall of Us. Ottimo anche il lavoro svolto sulle armonie vocali che attorniano e rafforzano le due voci soliste, con Giovanni Stefanini e Luca Bartolini che si alternano al microfono nei vari brani, con quest'ultimo impegnato anche a pizzicare con maestria la propria chitarra acustica. Gli 0039 dimostrano inoltre di cavarsela egregiamente anche nella riproposizione di traditional e brani altrui, come nel caso di Bound to Ride, dal repertorio di Lester Flatt e Earl Scruggs, dove ad emergere sono il mandolino di Giovanni Stefanini e la dobro di Paolo Ercoli. Il banjo di Marco Ferretti detta invece i tempi e fa faville nella conclusiva ed arrembante dichiarazione d'intenti di Wannabe a Country Music Star, che poi Ŕ proprio quello che mi sento di augurare agli 0039.